Analisi Fondamentale dei mercati azionari

Riconosco di aver ripetuto più volte che il mio approccio allo studio dei mercari azionari è di tipo tecnico, utilizzando come pilastro centrale l’analisi ciclica contornata dall’utilizzo di Fibonacci e Gann, ma ho anche detto che fare il trader è studio e sacrificio. Quindi reputo importante (come ho fatto fin’ora) riassumere i parametri importanti di analisi fondamentale che ci aiuteranno nelle nostre analisi per poi dedicarsi ad oltranza all’analisi tecnica e ciclica.

Innanzitutto cos’è l’Analisi Fondamentale? E quali metodologie utilizza?

DEFINIZIONE

L’analisi fondamentale tende ad individuare il valore intrinseco delle azioni di una società quotata. Tale valore viene confrontato col valore espresso dal mercato. Si investe sui titoli sottovalutati, confidando nel fatto che prima o poi il mercato correggerà la sottovalutazione.

METODOLOGIA

  1. Analisi del contesto Macroeconomico: si valutano le condizioni e gli scenari macroeconomici globali relativi alle diverse aree economiche, al fine di determinare i mercati su cui investire.
  2. Analisi Settoriale: si formulano previsioni sulle prospettive future di business dei vari settori economici. Questa analisi può richiedere competenze molto particolari.
  3. Valutazione delle Singole Società: si analizzano i bilanci e si costruiscono gli indici in grado di esprimere il valore intrinseco della società, che viene confrontato con la quotazione espressa dal mercato al fine di valutare l’eventuale sottovalutazione dell’impresa.

Vediamo quindi quali sono le diverse metodologie di valutazione aziendale. Le più semplici e diffuse tipologie sono:

VALUTAZIONE ATTRAVERSO GLI INDICI DI BILANCIO

Il bilancio viene riclassificato in base a criteri finanziari e vengono individuati indici in grado di esprimere la solidità e la redditività dell’impresa. Ricordiamo:

  • INDICE DI SOLIDITA’ (DEBT/EQUITY): rapporto tra indebitamento finanziari e Patrimonio netto. Esprime la dipendenza dell’impresa dalle fonti di finanziamento esterne ed anche la vulnerabilità dell’impresa a variazioni nei tassi di interesse. Valori < 0,5 sono ottimali. Valori > 1 sono preoccupanti.
  • INDICE DI REDDITIVITA’ (ROI): rapporto tra utile operativo e capitale investito. Esprime la capacità di generare reddito con l’attivitità tipica dell’impresa. E’ soddisfacente se supera il costo dell’indebitamento.
  • INDICE DI REDDITIVITA’ GLOBALE (ROE): rapporto tra utile netto e patrimonio netto. Esprime la capacità di remunerare il capitale proprio ed è un indicatore sintetico di efficienza. E’ soddisfacente se supera il tasso di rendimento di investimenti privi di rischio (titoli di stato).

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I Tassi di interesse

I tassi di interesse sono la variabile economica che ha l’impatto maggiore e più immediato sui mercati azionari, obbligazionari e valutari. L’effetto è così importante che i mercati tendono a muoversi sulla base di previsioni sul futuro andamento dei tassi, anticipando così gli eventuali movimenti ufficiali. Normalmente accade che i mercati si muovano sulla base dell’aspettativa del movimento dei tassi, al punto da scontare quasi completamente le decisioni di politica monetaria prima che queste vengano prese. A volte accade addirittura che, quando la variazioni dei tassi diventa ufficiale, essa non abbia più impatto sui mercati, poichè l’impatto è avvenuto in anticipo. Le relazioni sono generalmente inverse sui mercati obbligazionari ed azionari. Sul primo in quanto l’aumento del tasso di interesse di mercato provoca la discesa delle quotazioni dei titoli a reddito fisso, poichè la cedola fissa, per aumentare il rendimento e portarlo ad un adeguato livello ai nuovi tassi, dee rapportarsi a quotazioni inferiori. Sul mercato obbligazionario a reddito fisso vale infatti la seguente relazione:

RENDIMENTOTASSO NOMINALE / QUOTAZIONE

Essendo fisso il tasso nominale espresso dalla cedola, l’aumento del rendimento può ottenersi soltanto deprimendo la quotazione.
Sul mercato azionario l’aumento dei tassi, oltre ad esprimersi negativamente sui bilanci delle imprese tramite aumento degli oneri finanziari, crea la convenienza nella massa dei risparmiatori, ad orientare i propri investimenti sui mercati obbligazionari che offrono maggiori rendmenti a scapito dell’investimento azionario. Ovviamente il contrario capita quando i tassi di interesse vengono ridotti.

Non esistono dati in grado di anticipare l’andamento dei tassi di interesse, essendo questo del tutto dipendente dalle decisioni delle Banche Centrali di ogni paese. I mercati si affidano all’interpretazione dei dati macroeconomici ed all’attenta lettura dei discorsi delle Autorità Monetarie, tentando in tal modo di prevederne le mosse future. Molto attese sono le riunioni dei comitati esecutivi delle Banche Centrali, dove vengono ufficialmente prese le decisioni sui tassi ufficiali.

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L'inflazione e l'andamento dei prezzi

Le statistiche sull’inflazione forniscono dati che vengono interpretati in modo sostanzialmente univoco sui mercati azionari, obbligazionari e valutari. L’inflazione è nemica dei mercati, perchè crea incertezza, difficoltà di rappresentazione della realtà, effetti distorsivi sulle regole di mercato. Inoltre diminuisce i rendimenti  reali delle attività finanziarie.

Ci avete mai pansato a quest’ultima affermazione? Vi è mai capitato che agenzie assicurative, banche e affini vi propongano un investimento per un periodo prefissato in cui per contratto vi restituiranno la stessa somma investita se lo strumento finanziario da voi sottoscritto non performa meglio del cosiddetto “Benchmark”?

Sembra un investimento sicuro, in realtà la restituzione dell’investimento non è così equa come sembra. Innanzitutto avete messo a disposizione i vostri soldi in mano a qualche operatore di borsa in cambio di un ipotetico rendimento profittevole, ma se va male vi ridanno i soldi. Guarda caso lo strumento finanziario in questione fa sempre peggio del benchmark, ossia l’indice di riferimento. Ma cosa c’entra con l’inflazione? C’entra che se il tasso di inflazione ufficiale è ad esempio del 3% e un ipotetico bene costa 10 euro, per il successivo anno lo stesso costerà 13 euro per effetto dell’inflazione. Morale della favola i vostri denari avranno perso potere d’acquisto.

Tornando ai nostri mercati finanziari l’effetto dell’inflazione è negativo soprattutto sul mercato azionario e obbligazionario, a causa delle politiche monetarie che le autorità mettono immediatamente in atto per fronteggiarla, politiche che hanno effetto negativo sui prezzi dei titoli.

Ci tengo molto ad invitare i lettori a meditare sull’esempio di investimento sopra esposto, tenete sempre gli occhi aperti quando mettete in mano i vostri risparmi in mano a qualche estraneo. A buon intenditor poche parole! Il messaggio mi sembra abbastanza chiaro. E poi a cosa servirebbero i piccoli blog come imparare-trading.it se non a farvi conoscere queste realtà?

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Il PIL

Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è l’indicatore di crescita economica più utilizzato. Viene pubblicato su base trimestrale. Il dato definitivo viene fornito con 3 mesi di ritardo, ma è preceduto da due stime preliminari mensili.

Il suo andamento ha un forte impatto sui mercati obbligazionari ed azionari. Sui primi un aumento del PIL viene visto male, specialmente se a ritmi troppo sostenuti, poichè può portare surriscaldamento dell’economia e aumento dei tassi di interesse, che hanno un impatto negativo sulle quotazioni.
Sull’azionario invece l’impatto è positivo, poichè un aumento del PIL dovrebbe comportare aumento degli utili aziendali e quindi dei prezzi dei titoli. Ovviamente un’espansione economica eccessiva può condurre ad inflazione, per cui in tal caso la relazione si inverte.

Siccome il PIL è un indicatore complessivo che inoltre viene calcolato con un certo ritardo, si punta l’attenzione anche su altre variabili che riflettono particolari componenti del PIL. Alcune di esse si presentano come indicatori leading, ossia che sono in grado di anticipare la futura evoluzione del PIL. Una considerazione molto importante è che il PIL dipende dall’evoluzione della domanda aggregata. A livello macroeconomico infatti vale la seguente relazione:

PIL (Offerta) = CONSUMI + INVESTIMENTI (Domanda) + VARIAZIONE SCORTE + EXPORT NETTO

Pertanto l’analisi delle componenti della domanda può indicare la possibile evoluzione del PIL.

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