Come funziona la Borsa

Capitolo 1 – I titoli azionari
Capitolo 2 – Cosa sono  le Obbligazioni e i titoli di Stato?
Capitolo 3 – I Derivati e la leva finanziaria
Capitolo 4 – Forex e CFD
Capitolo 5 – Come funziona la Borsa nell’economia reale (1^ parte)
Capitolo 6 – Come funziona la Borsa nell’economia reale (2^ parte)

Come funziona la Borsa

Prima di iniziare a vedere come funziona la Borsa e i vari strumenti finanziari, mi preme premettere che cerchero di essere il più esauriente possibile data la vastità dell’argomento. E’ inoltre probabile che i più avranno familiarità con il concetto, ma è mia prerogativa dare contenuti di qualità a tutti i lettori che mi contattano e mi seguono.

 

Anche se può sembrare scontato, la Borsa svolge un ruolo fondamentale nel regolamentare gli scambi dei titoli in cui tutti gli ordini dei vari operatori confluiscono. A differenza di alcuni mercati come quello del forex detto OTC  (Over The Counter) che non possiede requisiti riconosciuti per essere regolamentati.

Per questo motivo vanno spese due parole per consocere alcune caratteristiche che solo i mercati regolamentati possono avere:

  1. Trasparenza di prezzo: ogni operatore vede ed ha la possibilità di eseguire lo stesso prezzo esatto di tutti gli altri.
  2. Cassa di Compensazione e Garanzia: ossia un ente preposto al controllo che tutti i partecipanti abbiano una controparte con cui chiudere la transazione (anche se non la si vedrà e conoscerà mai).
  3. Quadro normativo: le Borse forniscono un quadro normativo standardizzato che tutti i partecipanti devono rispettare, e un metodo di risoluzione delle controversie nel caso dovessero sorgere. Questo rende gli operatori più tutelati e propensi all’operatività e di conseguenza aumenta la liquidità del mercato.
  4. Liquidità: questa è sostanzialmente la quantità di un particolare strumento finanziario che può essere scambiato senza compromettere il suo prezzo che è direttamente correlato al volume e numero di acquirenti/venditori che partecipano. Fornire la massima liquidità è obiettivo primario di tutti i mercati finanziari, e tutte le caratteristiche di una Borsa di cui abbiamo appena discusso esistono proprio per questo proposito.

Come funziona la Borsa: i titoli azionari

Titoli azionari

al fine di capire che cos’è un titolo, è importante capire, in primo luogo, perché una società può emettere azioni. Molto semplicemente, la risposta a questa domanda è quello di raccogliere fondi per le operazioni future e/o come metodo, per chi ne detiene la proprietà, di tirar fuori  soldi della società, senza dover vendere la stessa o parte di essa.

Per fare un esempio, diciamo che si possiede una società di giardinaggio, e nel corso degli ultimi anni avete fatto crescere la vostra azienda da un solo operatore, al più popolare dei servizi di cura dei prati della vostra città con 100 prati in assistenza e con 50 dipendenti da mantenere. Ora che avete raggiunto il target del processo di lavoro nella vostra città, sentite che potete facilmente allargare la vostra attività in città aggiuntive, e vi piacerebbe disporre dell’utilizzo di una significante quantità di denaro per espandere rapidamente l’attività.

Ci sono diversi modi per poter raggiungere l’obiettivo:

  • Si può utilizzare il proprio denaro.

Il vantaggio, in questa soluzione, sta nel fatto che manterrete il 100% della proprietà e il controllo dell’azienda. Lo svantaggio dell’operazione è che vi prendete il 100% del rischio dell’investimento ed inoltre sarete impossibilitati ad attingere al vostro risparmio nel caso vi occorressero altre cose.

  • La società potrebbe prendere in prestito soldi rivolgendosi ad una banca locale o emettendo debito (quest’ultima è un’operazione nota come emissioni di obbligazioni che vedremo successivamente).

Il vantaggio, in questo caso, è che manterrete il 100% della proprietà ed il controllo della vostra azienda a condizione che rispettiate gli oneri concordari entro i termini pattuiti. Lo svantaggio, consiste nel pagamento di interessi nel prestito concordato che, se non sarete in grado di ottemperare, causerà la perdita del controllo della società in favore della banca che ha emesso il prestito o dei titolari che hanno sottoscritto le obbligazioni.

  • Si possono emettere azioni

Questa terza soluzione si rivolge al pubblico nota con il termine IPO (Initial Public Offering), che è l’abbreviazione di offerta pubblica iniziale. A differenza di ottenere un prestito da una banca o l’emissione di un debito sotto forma di obbligazioni , quando una società emette azioni, sta vendendo una parte della società al pubblico esterno.

Il vantaggio dell’emissioni di azioni, è quello di raccogliere capitali senza dover risarcire chi le compra. Lo svantaggio è che si rinuncia parzialmente, o in alcuni casi, pienamente del controllo e della proprietà societaria.

Ciò significa che si devono spartire i profitti con le persone che hanno acquistato titoli della vostra azienda, che sono indentificati come azionisti. Gli azionisti della società, hanno a tutti gli effetti, voce in capitolo su come l’azienda è gestita, voce che può essere minoritaria o maggioritaria a seconda di quanto la società viene venduta attraverso l’offerta pubblica.

Dal punto di vista pubblico, saremo noi ad acquistare azioni di una società nella speranza che questa farà bene, e che si arrivi a partecipare alla crescita dell’azienda attraverso gli aumenti di prezzo delle azioni che possediamo, ed il pagamento di quote di profitto attraverso quelli che vengono chiamati dividendi. L’aspetto negativo del possedere titoli, è che l’eventuale profitto non è garantito e stabile come lo è per gli obbligazionisti, ma si partecipa per intero al rischio di poter fallire.

A livello legale va sottolineato che in caso di fallimento societario, gli azionisti, sono all’ultimo posto nella fila per ottenere un risarcimento (se ci sarà) dietro ad obbligazionisti ed altri detentori di crediti verso l’azienda.

Riassumendo:

Un titolo è, molto semplicemente, un piccolo pezzo di proprietà della società di cui si sta acquistando le azioni. Ora che abbiamo una comprensione di questo, sarà più semplice comprendere le varie piazze di scambio (Borse) dove i titoli vengono regolarmente quotati.

Cosa sono le obbligazioni e i titoli di Stato?

Obbligazioni

Passiamo in rassegna le obbligazioni. Questi strumenti finanziari sono titoli di debito (in inglese bond) emessi da società od enti pubblici con lo scopo di reperire liquidità sul mercato.

Tali strumenti attribuiscono al possessore il diritto di rimborso del capitale più un premio che può essere pagato sotto forma di interesse periodico (detto cedola) o tutto a scadenza. Ce ne sono di diversa tipologia:

  • Tasso fisso – Remunerano l’investimento ad un tasso di interesse fisso stabilito prima dell’emissione (ad esempio i BTP).
  • Tasso variabile – Remunerano l’investimento ad un tasso di interesse che cambia in funzione di un parametro e si differenzia per durata (1, 2, 6 mesi ecc.). Generalmente i parametri più utilizzati sono l’Euribor o il rendimento dei BOT (ad esempio i CCT).
  • Zero Coupon – Obbligazioni prive di cedola (coupon), che corrisponde gli interessi, unitamente al capitale, alla scadenza del titolo sotto forma di differenziale tra prezzo di rimborso e prezzo di acquisto (ad esempio BOT).
  • Convertibili – Sono titoli che conferiscono al sottoscrittore la facoltà di convertire l’obbligazione in azioni dell’emittente o di altra società, in un determinato periodo di tempo (periodo di conversione) e secondo rapporti di cambio prefissati (rapporto di conversione).
  • Indicizzate – Obbligazioni con cedola e/o  valore di rimborso variabili, secondo determinati parametri di riferimento prefissati (ad esempio BTPi).
  • Strutturate – Il loro rendimento dipende dall’andamento di un’attività sottostante. Tra le tipologie di obbligazioni strutturate alcune tra le più utilizzate negli ultimi anni sono:
  1. Costant Maturity Swap (detti CMS): offrono cedole variabili indicizzate all’andamento dei tassi a lungo termine.
  2. Fixed riverse floater: sono obbligazioni generalmente a lunga scadenza le cui cedole sono indicizzate inversamente rispetto ad un parametro; i casi più utilizzati hanno una indicizzazione ai tassi a breve termine. Si avranno quindi cedole crescenti in caso di tassi decrescenti.
  3. Tarn: pagano cedole variabili indicizzate. Il titolo può avere scadenza anticipata se la somma delle cedole pagate dall’obbligazione fino a quel momento raggiunge un valore predefinito.
  4. Index Linked: obbligazioni il cui rendimento è indicizzato alla variazione di uno o più indici.
  5. Equity Linked. obbligazioni il cui rendimento è indicizzato alla variazione di un paniere composto di titoli azionari.
  6. Subordinate: sono obbligazioni che in caso di liquidazione o fallimento dell’emittente, verranno rimborsate solo dopo il rimborso delle altre obbligazioni esistenti.

Anche i Titoli di Stato sono obbligazioni, il fattore caratterizzante è dato dal fatto che l’emittente è lo stato Italiano od altri stati sovrani.
A seguito una breve rassegna delle principali tipologie:

  1. BOT – (Buoni ordinari del tesoro)
    Titoli a breve termine con scadenza non superiore all’anno. Sono strumenti del mercato monetario del tipo Zero Coupon.
  2. CTZ – (Certificati del tesoro Zero Coupon)
    Titoli del tipo Zero con durata pari a 18 o 24 mesi.
  3. CCT – (Certificati di credito del tesoro)
    Titoli a medio lungo termine (max 7 anni) che pagano semestralmente un tasso di interesse (cedola) variabile, indicizzato al tasso di rendimento dei BOT.
  4. BTP – (Buoni del tesoro poliennali)
    Titoli a medio – lungo termine che pagano una cedola semestrale fissa, con scadenze comprese tra 3 e 30 anni.
  5. BTP€i – (Buoni del tesoro poliennali indicizzati all’inflazione Europea “Indice Eurostat”)
    Titoli a medio – lungo termine (5 o 10 anni) in cui sia il capitale rimborsato a scadenza sia le cedole semestrali sono rivalutati sulla base dell’inflazione dell’area Euro.
  6. BOC – (Buoni obbligazionari comunali) sono titoli obbligazionari a medio lungo-termine, emessi dagli enti locali italiani ( Province, Comuni ecc. ecc.) per finanziare i propri progetti. Possono essere emessi con diverse modalità: frequenza cedola, tasso di interesse fisso o variabile.
  7. Titoli di stato non Italiani
    Sono obbligazioni emesse da stati sovrani diversi dall’Italia, del tipo a tasso fisso, tasso variabile o Zero coupon o altre tipologie. Si differenziano per l’emittente, divisa e regolamento.

Cosa sono i derivati finanziari?

derivati finanziari

Quando ci si accinge ad iniziare un’attività di trading on line a qualsiasi livello ci si trova davanti a tutti questi strumenti finanziari citati fin’ora: azioni, obbligazioni, covered warrant e opzioni, valute, commodity (materie prime), future. Ovviamente non li ho provati tutti, ma rimasto affascinato ed attratto dal mondo dei derivati.

Perchè proprio questi strumenti finanziari?

Beh, i motivi sono essenzialmente due: il primo risiede nel fatto che tutta l’attenzione va rivolta ad un unico sottostante (soprattutto nel caso dei future su indici azionari) i cui valori indicano semplicemente livelli di prezzo puro (diversamente dai titoli azionari in cui l’attenzione deve essere rivolta a tutti i grafici dei titoli che si stanno seguendo), e la seconda motivazione è la possibilità di fare molti soldi in fretta data la loro leva finanziaria.

Nella fattispecie, se il primo aspetto continua ancora ad affascinarmi, il secondo l’ho seriamente rivalutato nel corso del tempo, in quanto mi sono accorto (ahimè a mie spese!) che è molto più facile regalare soldi a questi mercati piuttosto che prenderglieli. Arrivato a questo punto mi rendo conto che devo cercare di spiegare cos’è un future.

Non a caso il mio scopo è rendervi digeribile e comprensibile un mondo che molte volte è ricoperto di definizioni al limite della comprensibilità. In due parole, un future è un contratto con cui si compra o si vende una determinata merce a termine (generalmente tre mesi), in quantità fissa e a scadenza fissa.

Il giorno della stessa scadenza, appunto, si deve regolare il contratto, cioè ritirare la merce se si è comprata, oppure consegnarla se si è venduta a fronte del prezzo battuto alla scadenza. Viene da se che si pone il problema fisico della merce da acquistare o vendere, così nel panorama del trading on line alcuni anni or sono, si è risolto l’inconveniente eliminando la consegna del materiale fisico ma assumendo solo il passaggio del differenziale economico (plusvalenza o minusvalenza detto anche regolamento per contanti) alla scadenza.

Su questa base sono così nati tutti i future azionari tra cui il derivato nostrano che è il FTSE MIB future e altri di cui vi spiegherò le caratteristiche nel prossimo post per rendere più digeribile il passaggio.

Come funziona la leva finanziaria?

Leva finanziaria

 

Vediamo ora di capire in cosa consiste la leva finanziaria e di conseguenza come sono strutturati questi strumenti finanziari. Vi sarà capitato di dover alzare un oggetto molto pesante aiutandovi con un bastone di materiale più o meno resistente, o ancora più comunemente di dover utilizzare il crick della vostra auto per sollevarla e sostituire il pneumatico forato.

Bene, il bastone e il crick dell’auto sono quelle che in fisica vengono comunemente chiamate “leve“. Tramite il loro utilizzo riusciamo a spostare pesi anche molto al di sopra della nostra portata.

In finanza il principio è lo stesso, solo che ciò che andiamo a spostare non è un peso ma uno strumento finanziario di valore monetario molto più elevato rispetto al nostro investimento vero e proprio. Come sostengo da sempre, un esempio pratico vale più di mille parole.

Un contratto future del nostro indice FTSE MIB ha una leva finanziaria di 1:5 (si legge 1 a 5), questo significa che se l’indice segna ad esempio 20.000 punti il suo valore è di 20.000 x 5 = 100.000 euro.

DOMANDA: Ma ho bisogno di tutti questi soldi per acquistare un contratto future?
RISPOSTA: No, abbiamo detto che c’è la leva finanziaria e per quanto riguarda il mercato dei derivati italiani (IDEM) la Cassa di compensazione e Garanzia dice che per acquistare un contratto è necessario coprire circa il 12,5% del suo valore. Quindi il costo per l’acquisto del future è 20.000 x 5 x 12,5% = 12.500 euro.

Morale della favola, con 12.500 euro si può acquistare un contratto dal valore di 100.000 euro! Capite ora cosa significa effetto leva?
A questo punto è facile capire che se si entra in posizione rialzista (o long nel gergo del trading) quando l’indice segna 20.000 punti e chiudo la posizione a 20.100 guadagnando 100 punti contestualmente avrò anche guadagnato 5 x 100 = 500 euro. Attenzione però al rovescio della medaglia: se si sbaglia la posizione e anzichè guadagnarli si perdono 100 punti, viene da se che avremmo regalato al mercato 500 euro.

A seguito vi riporto i principali mercati future e i loro controvalori:

  • FTSE MIB future: nome impronunciabile, tanto che i più continuano a chiamarlo col vecchio nome Fib. Quest’ultimo era il derivato sul vecchio indice MIB30 cancellato dalle quotazioni il 17 settembre 2004. Al suo posto è subentrato lo S&P/MIB40 (attualmente FTSE MIB). La differenza è che oltre ai maggiori 30 titoli ne sono stati aggiunti altri 10 presi tra l’indice Midex e il Nuovo Mercato. Il derivato ha un controvalore pari a:

valore battuto x 5 euro

  • Dax Future: è il contratto sull’indice tedesco Dax, quotato sul circuito Eurex dal 1997, che un controvalore pari a:

valore battuto x 25 euro

  • DJ Eurostoxx50 Future: è il contratto derivato sull’indice europeo Dow Jones Eurostoxx50, che racchiude i principali 50 titoli delle borse euro, quotato dal 1999 sul circuito Eurex ha un controvalore pari a:

valore battuto x 10 euro

  • E-mini S&P500 Future: è il contratto derivato sull’indice USA S&P500, nella versione “mini”, essendo quello maggiore assolutamente illiquido e riservato ai soli operatori istituzionali. Tengo d’occhio questo derivato essendo in assoluto il riferimento azionario per tutti gli altri nel mondo. Viene scambiato sul circuito CME e ha un controvalore pari a:

valore battuto x 50 dollari

Chiaro il concetto? Con i derivati non si scherza nel trading on line.

Massimo

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