Il Mar Rosso come driver dell’inflazione globale: i numeri parlano

Il Mar Rosso come driver dell’inflazione globale: i numeri parlano
Mar Rosso

In un panorama globale già alle prese con le incognite di una pandemia in continuo mutamento, un nuovo scenario sta emergendo con allarmanti implicazioni per l’economia e la finanza internazionale. Al centro di questo scenario si staglia il Mar Rosso, un’arteria vitale per il commercio mondiale, ora testimone di un’inquietante sequenza di eventi che sta mandando onde d’urto attraverso le catene di approvvigionamento globali. Si tratta di un innalzamento delle tariffe di trasporto dei container talmente marcato da suonare come un campanello d’allarme per gli analisti e gli addetti ai lavori: un incremento del 173% che prefigura scenari preoccupanti per l’economia mondiale.

Il cuore della crisi attuale è possibile localizzarlo nella ridotta capacità di transito nel Canale di Suez, una delle vie più trafficate e cruciali per il commercio marittimo internazionale. La diminuzione impressiva, superiore al 25% negli ultimi giorni, ha le sue radici nel timore delle compagnie di navigazione di incappare in atti ostili, in particolare attacchi missilistici, da parte dei militanti Houthi in Yemen, che non esitano a minacciare la sicurezza di navi con presunti legami con Israele. In risposta a tali minacce, molte navi hanno iniziato ad adottare rotte alternative più lunghe e sicure, innescando così un effetto domino sulla già fragile economia marittima.

Le tariffe spot per il trasporto di container hanno visto un’escalation cosiddetta ‘impennata’. Si registrano, infatti, cifre che superano i 4.000 dollari per lo spostamento di un container da 40 piedi dall’Asia al Nord Europa, con aumenti che sfiorano il 173%. Questo dato non è isolato: le piattaforme di prenotazione come Freightos.com segnalano che la tratta asiatica verso il Mediterraneo non è esente da questo fenomeno, con cifre che raggiungono i 5.175 dollari e previsioni di superare i 6.000 dollari nelle prossime settimane. Anche il trasporto verso la costa orientale del Nord America ha subito un incremento del 55%, attestandosi a 3.900 dollari per container.

Questa spirale ascendente dei costi del trasporto preoccupa non solo i proprietari di merci, ma anche i fornitori che si trovano ad affrontare un potenziale scenario di instabilità tariffaria che potrebbe influenzare i contratti a lungo termine, fondamentali per il mantenimento di prezzi contenuti e per la pianificazione aziendale.

In aggiunta, la crisi non si è limitata al settore dei container, ma ha colpito anche il mercato delle petroliere. Le navi che percorrono la tratta dal Mediterraneo al Giappone hanno visto i loro guadagni quotidiani triplicare, passando da 8.000 a 26.000 dollari, sottolineando così l’abbondante impatto finanziario di questa situazione.

Le analisi effettuate dal Fondo Monetario Internazionale, in collaborazione con l’Università di Oxford, tramite la piattaforma PortWatch, hanno rivelato una riduzione dei transiti nel Canale di Suez del 28% nei primi 10 giorni del mese di gennaio rispetto all’anno precedente. Questo dato conferma la deviazione di una parte significativa del commercio globale, ormai diventata una necessità per il mantenimento della sicurezza delle navi.

La domanda di trasporto è prevista in aumento, anche a causa dell’imminente celebrazione del Capodanno lunare cinese, un periodo tradizionalmente denso di attività commerciali e di spedizioni. Come sottolineato da Judah Levine, esperto di ricerca presso Freightos, ciò potrebbe generare ulteriore congestione nei porti e propellere l’escalation dell’inflazione a livelli ancora più preoccupanti.

Siamo di fronte a un potenziale effetto domino che potrebbe riflettersi sui prezzi di un vasto assortimento di merci e servizi, evidenziando un’escalation tariffaria senza precedenti. Questa incertezza, magnificata da un aumento delle tariffe di spedizione del 173%, lascia l’economia globale in balia di una delle sue sfide più significative. Con attenzione e preoccupazione, gli addetti ai lavori osservano l’evolversi della situazione, sperando che le acque del Mar Rosso tornino presto a essere un sicuro passaggio per il benessere economico mondiale.