La BCE in stand-by: tassi fermi e ombre mediorientali sull’economia europea

La BCE in stand-by: tassi fermi e ombre mediorientali sull’economia europea
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La Banca Centrale Europea (BCE) si trova di fronte a una decisione di cruciale importanza che potrebbe causare significative ripercussioni sull’economia europea. Giovedì, per la prima volta in oltre un anno, la BCE potrebbe optare per una decisione insolita: lasciare invariati i tassi di interesse. Questo avviene in un contesto già difficile per l’economia europea, che è stato ulteriormente aggravato dalla guerra tra Israele e Hamas.

Dopo una serie ininterrotta di dieci aumenti consecutivi dei tassi a partire da luglio 2022, che hanno portato il tasso chiave a un record del 4%, sembra che la BCE sia finalmente pronta a prendere esempio da altre banche centrali come la Federal Reserve degli Stati Uniti e la Banca d’Inghilterra. Queste istituzioni hanno scelto di mantenere stabili i costi dei prestiti nonostante siano ai livelli più alti degli ultimi anni, grazie al rallentamento dell’inflazione.

L’Europa ha vissuto momenti di grande tensione quando l’inflazione ha raggiunto il picco del 10,6% a ottobre, proprio a causa delle conseguenze della guerra in Ucraina. Questa inflazione elevata ha avuto un impatto negativo sui consumi, mettendo a dura prova le finanze delle famiglie con costi aggiuntivi per beni di prima necessità come cibo, riscaldamento ed elettricità. Tuttavia, con l’inflazione ora scesa al 4,3%, gli analisti prevedono che la BCE eviterà ulteriori aumenti durante la sua prossima riunione ad Atene, sottolineando così il proprio ruolo di istituzione dell’Unione Europea.

BCE: ci sono anche preoccupanti segni di rallentamento

Ma le preoccupazioni non finiscono qui. Gli indicatori economici mostrano segni di rallentamento e c’è una reale paura di una possibile recessione. Gli aumenti dei tassi sono lo strumento principale delle banche centrali per combattere l’inflazione, ma possono anche frenare la crescita economica, rendendo il credito più costoso per consumatori e imprese.

Recenti sondaggi condotti da S&P Global suggeriscono un calo dell’attività economica a ottobre. Gli analisti di ABN Amro prevedono una contrazione dello 0,1% del PIL dell’eurozona nel trimestre luglio-settembre e dello 0,2% per gli ultimi tre mesi dell’anno. I dati del terzo trimestre saranno pubblicati dall’UE martedì.

L’inflazione ha fortemente influenzato i consumatori, tanto che l’Europa ha registrato una crescita di appena lo 0,1% nei primi due trimestri di quest’anno. La Germania, la maggiore economia europea, potrebbe addirittura registrare una contrazione dello 0,5% quest’anno, diventando così la peggior economia tra le principali nel mondo. Anche la Russia, nonostante le sfide, dovrebbe registrare una crescita.

Un ulteriore motivo di preoccupazione è la guerra in corso in Medio Oriente, che potrebbe influenzare i prezzi del petrolio. Al momento non si è ancora verificato un significativo aumento dei prezzi o un’interruzione delle forniture, ma l’Europa, che è fortemente dipendente dall’importazione di energia, potrebbe risentirne in caso di sviluppi imprevisti nel conflitto.

Carsten Brzeski, responsabile globale di macroeconomia presso ING, ha dichiarato: “La BCE non avrà fretta di intervenire. Preferirà attendere ulteriori dati sull’impatto ritardato degli aumenti dei tassi e sull’andamento dei prezzi del petrolio.”