Le contraddizioni dell’economia russa sotto il governo di Putin

Le contraddizioni dell’economia russa sotto il governo di Putin
Russia

Nelle frizzanti sale del Cremlino, un annuncio di Vladimir Putin ha riscaldato l’atmosfera politica russa: l’economia nazionale, secondo il presidente, avrebbe sfidato con successo le sanzioni occidentali, proiettando il paese verso una crescita economica che supererebbe il 3,2% annuo. Le affermazioni di Putin si sono intrecciate con l’eco della sua volontà di candidarsi per un quinto mandato, una mossa che ha riacceso lo spirito battagliero della nazione, specie nel contesto del conflitto nel Donbass, dove le forze armate russe sembrano ricercare nuove vittorie da esibire come trofei.

Ma nel suo incitamento all’orgoglio nazionale, il leader russo non si è limitato alla sola politica interna. La visione del paese si è espansa a livello di geopolitica mondiale con il ministro degli Esteri Sergey Lavrov che ha proclamato la fine di cinque secoli di egemonia occidentale, collocando la Russia come baluardo contro l’imperialismo straniero e fece da apripista a quella che appare essere una potenziale alleanza dei paesi del “Sud globale”.

Nonostante il fervore e l’ottimismo ufficiali, l’analisi dei dati economici suscita certe perplessità. Le cifre fornite dall’Izvestia, ad esempio, offrono un ritratto meno lusinghiero: le entrate delle maggiori imprese del paese hanno registrato un dimezzamento nel primo semestre del 2023. E anche la Banca centrale russa ha confermato una contrazione significativa dei profitti dei principali esportatori.

Alla base di questo scenario di contrasti si celano vari fattori, dall’instabilità dei prezzi dell’energia alla riconfigurazione dei processi produttivi. Tuttavia, la vera causa della crisi economica è stata esplicitata dal consorzio dell’alluminio RusAl: le sanzioni internazionali e i nuovi dazi imposti dal governo sono stati indicati come generatori di una situazione di grave difficoltà.

E mentre Putin esalta l’indipendenza economica dalla vendita di idrocarburi, i dati suggeriscono che la Russia dipenda ancora fortemente dalle esportazioni energetiche. Le spese militari, intanto, aumentano in maniera preoccupante, salendo a quote che potrebbero superare il 6% del PIL nel prossimo anno. La guerra si fa sentire anche sul fronte del lavoro, causando la fuga di talenti e una conseguente penuria di personale qualificato nelle aziende.

L’economia interna, pur ostentando segni di crescita nei salari, si scontra con la realtà dell’inflazione, che galoppa ben oltre gli obiettivi fissati dalla Banca centrale. La popolazione russa, fronteggiando l’instabilità del rublo, sembra cercare sicurezza nelle valute straniere, mostrando un tacito scetticismo verso le rassicurazioni governative.

Alla luce di queste considerazioni, la raffigurazione di Putin di una Russia trionfante si scontra con una realtà complessa e molteplice, intrisa di dati economici ambigui e sfide che mettono a dura prova la resilienza del sistema. Il futuro economico del paese si prospetta dunque come un mare incerto da navigare, fra onde di successo propagandistico e correnti sotterranee di difficoltà reali, in una dinamica che potrebbe ridisegnare gli equilibri e la stabilità economica della Russia nel prossimo futuro.